Il Borussia Dortmund vorrebbe rinnovare, ma lui prende tempo: “Ho ancora un anno di contratto e sono molto sereno in questo senso”

Alti e bassi. Come gli accade ormai da anni. Mario Götze sta lentamente ritrovando la propria stabilità, il proprio equilibrio.

Superato il problema legato al metabolismo energetico (una malattia che non gli faceva bruciare i grassi e che lo ha tenuto fermo per oltre 4 mesi a inizio 2017), ci ha messo un po’ a ritrovare la forma.

Nel 2017-18 ha finito la stagione con appena 2 gol in Bundesliga e in aperta polemica con mister Stöger, tanto che la scorsa estate Watzke, l’amministratore delegato del Borussia Dortmund, aveva dichiarato che “la stagione 2018-19 sarà fondamentale per capire il livello attuale di Mario”. Il club pretendeva una svolta. Con Favre, diventato allenatore dei gialloneri un anno fa, sembrava difficile: mentre il Dortmund volava (14 punti nelle prime 6 giornate) Götze passava dalla panchina alla tribuna, senza mai scendere in campo. Poi però, improvvisa, la svolta è arrivata veramente: ha infatti finito la stagione con 7 reti e 7 assist in campionato, suo record personale dal gol che segnò nella finale mondiale del 2014 e che paradossalmente lo ha messo terribilmente sotto pressione.

Le statistiche dicono che Götze non è più quello che a inizio carriera incantava nel Dortmund di Klopp (è più lento e, di conseguenza, meno efficace nei dribbling), ma con la classe e l’esperienza Mario riesce comunque a essere determinante. Tanto che il Borussia ha deciso di rinnovargli il contratto in scadenza nel 2020.

LA TRATTATIVA

“Ho parlato con il club del rinnovo, ma ho ancora un anno di contratto e sono molto sereno a tal proposito”, ha spiegato Mario alla Bild. Eppure non è affatto detto che decida di restare in giallonero: “Ho 27 anni e sto per cominciare la mia decima stagione in Bundesliga – ha spiegato –. Come calciatore si ha il privilegio di poter lavorare quasi in ogni paese del mondo. A volte ci rifletto…”. Non va quindi escluso un trasferimento all’estero, anche perché, dopo aver subito la pressione mediatica generata dal gol nella finale dei mondiali 2014, Mario ha vinto la sua sfida alla critica, come sottolineato in un’intervista rilasciata a Players Tribune a maggio: “Dando retta ai media nel giro di quattro anni sono stato un Giuda (per il passaggio dal Dortmund al Bayern ndr), un eroe, una delusione e uno scarparo che non poteva giocare a calcio”. Ora però Mario si è preso la rivincita. Ora può lasciare la Germania da campione. Sia come calciatore che come uomo. Per questo il trasferimento all’estero è un’opzione che lo intriga. Anche se a Dortmund, visti i suoi ultimi numeri, sperano di convincerlo a rinnovare. C’è ancora un anno di tempo per riuscirci. In giallonero, d’altronde, Mario ha finalmente ritrovato l’equilibrio giusto.

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